L’ipocrisia e la questione di genere
Il Congresso degli Stati Uniti ha iniziato la sua 117ima sessione. Nancy Pelosi è stata rieletta Presidente dell’assemblea. Cosa c’è di nuovo? Il trionfo della moda del politicamente corretto. Un tempo bastava dire che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge; oggi a quanto pare alla cittadinanza – diritto di ognuno – si sostituisce l’appartenenza a una lobby, che definisce i diritti di un certo gender.
Pelosi cavalca l’onda. A lei si deve una modifica del regolamento, da votare nei prossimi giorni: 45 pagine per bandire dai lavori parlamentari pronomi indicanti “gender-specific pronouns and terms such as man, woman, mother and son”.
Ma la piaggeria e il conformismo non hanno limite. C’è, nella classe politica, sempre qualcuno che scavalca in avanti, ansioso di mostrarsi più realista del re, più conformista, più ipocrita. Ma soprattutto più lontano dal buon senso. Emanuel Cleaver, membro del Congresso in rappresentanza del Missouri’s Fifth District, aveva annunciato orgoglioso via tweet: “Sono stato onorato di pronunciare la preghiera di apertura del 117esimo Congresso. Che Dio benedica ogni singolo Rappresentante con il coraggio e la saggezza di difendere la nostra democrazia e le libertà che ci sono tanto care”. Cleaver, pastore metodista, infatti, è stato scelto da Pelosi per pronunciare la consueta preghiera che apre i lavori del nuovo Parlamento.
Che cosa poteva fare il reverendo Cleaver per sorpassare Pelosi nella gara per farsi bello di fronte alle lobby a difesa della libertà di genere? La preghiera, ogni preghiera, si è sempre conclusa con una antica e tradizionale parola, “amen”. Parola ebraica che sta per “certo”, “è vero”. Ecco la trovata: violentare l’antica parola, simbolo di universale, umana saggezza. Conclude così la sua preghiera: “Amen and awoman”. L’ipocrisia, a braccetto con l’ignoranza, trionfano sulla democrazia.
Articolo a cura di
GuastafEste
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